martedì 15 maggio 2012

Un caffè con...la dott.ssa Stefania Baronio (III parte)

E con oggi concludiamo gli appuntamenti che hanno visto come protagonisti i nostri amici gatti e non solo! Ringraziamo quindi la Dott. ssa Stefania Baronio per il suo preziosissimo contributo! Il prossimo martedì, invece, faremo una chiacchierata con la Dott. ssa Vittoria Carlino e si parlerà di Voce!!!
Conclusioni
di dott.ssa Stefania Baronio

Per concludere possiamo allora identificare due funzioni fondamentali che il gatto attiva: la prima riguarda la sua capacità di creare un legame affettivo, di stimolare nel bambino che lo coccola, lo accarezza e gioca con lui, emozioni verso un altro essere vivente; la seconda è la sua capacità di permettere di affrontare la fase evolutiva di separazione-individuazione, (che inizia in tenera età per culminare nel momento dell’adolescenza) attraverso l’accettazione della frustrazione data dall’attesa della soddisfazione del bisogno.  È fondamentale osservare che, anche i mici hanno caratteri diversi l’uno dall’altro, che dipendono non solo dalla razza e quindi dalla genetica, ma anche dall’ambiente che lo alleva (variabile sociale) e dalla sua parte psicologica che si forma nello sviluppo. È necessario quindi, per utilizzare questo animale nella pet therapy, che persone esperte scelgano i gatti in base al progetto terapeutico.  Un’altra possibilità è utilizzare, qualora fosse presente, il gatto del paziente; in questo caso il terapeuta aiuterebbe il bambino a conoscere l’animale e a conoscersi attraverso di lui.

Partendo proprio da quest’ultima ipotesi è possibile inserire in una prospettiva terapeutica l’educazione dell’uomo verso il linguaggio dei gatti come strumento per prendere consapevolezza con il proprio linguaggio non verbale e per inserirsi in una prospettiva di introspezione e conoscenza di sé. 
In questi termini l’animale non è solo oggetto di soddisfazione di bisogni, ma soprattutto strumento di ricerca del proprio e completo sé.


E per i più curiosi…
Un tempo il gatto era l’animale delle streghe e delle fattucchiere, dei maghi e degli stregoni e quindi di un certo tipo “medicina magica”……….da qualche tempo in  Europa si parla invece dei successi ottenuti con la pet-yherapy…….molto recentemente dal Giappone sono arrivati una serie di animali robot e l'idea di usarli come sostituti di quelli veri.….l’ultimo nato è Tama, (finanziato dal ministero della sanità) gattino robot di peluche, utilizzato nei programmi riabilitativi che prevedono l'uso di animali domestici. Tama è in grado di sviluppare una sua personalità attraverso l'interazione con l'uomo, grazie a sensori posti sotto il pelo, esprime emozioni come soddisfazione, rabbia, paura e sorpresa……sorpresi?

Bibliografia
     Ballarini G. “Animali Amici della Salute Curarsi con la Pet Therapy” Xenia Ed., Milano, 1996;
Ballarini G.: Comunicazione animale-bambino quale canale formativo, nell'ambito del progetto Il bambino, l'animale e la scuola. Verso un'etica bio-centrica benessere animale. Atto depositato presso lo Studio di Progettazione ;
Barbra Beth E.: The positive influence of animals: Animal-Assisted Therapy in acute care, dagli Atti della Delta Society, Usa, 1996; 
D. Bellon : ” Breve storia della Pet Therapy” pubblicato in http://www.lifegate.it/;

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Cole K.M. e A. Gawlinski. “Animal-assisted therapy: the human-animal bond”.
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A.M. Cupellini e P. Felici: ”Gli Animali nostri alleati”;

Del Negro E. “Pet therapy: un metodo naturale.” FrancoAngeli, 1998;

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Pugliese A. “Pet therapy in bambine istituzionalizzate”. In Obiettivi & Documanti Veterinari n.7/8 (luglio/agosto), 1997. 

G. Sadun/ P. Volpati - Redazione Ministerosalute.it - gennaio/2003
Verga M. “La pet therapy in Italia: aspetti psicologici-sociali, familiari, individuali” Dagli Atti del Convegno CREI “Antropologia di una passione. Il rapporto tra l’uomo e l’animale da compagnia”, tenutosi a Milano il 9 novembre 1991. 
P. Watzlawick: “ pragmatica della comunicazione umana”,1967.

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